Associazione

Libero? Tin.it? No, grazie!
Con Lillinet navighi etico, senza canone né costi di attivazione,
e nello stesso tempo finanzi le attività della Rete di Lilliput.

Abbonati subito su www.lillinet.org: è gratis.


Notizia

Ruzzenenti: che cosa c'è dietro l'ecoballa dei rifiuti campani - luglio 2008

Dalla lista NOINC pubblichiamo questa lettera aperta di Ruzzenenti ...

Ruzzenenti: che cosa c'è dietro l'ecoballa dei rifiuti campani

Il dibattito in corso sui rifiuti campani destinati all’inceneritore Asm
appare, ad un osservatore esterno alla "casta", del tutto surreale. Al
solito stridente l’inversione delle parti in commedia fra vecchia e
nuova maggioranza in Comune, a conferma del crollo di credibilità di
buona parte della politica istituzionale. È arduo, dunque, districarsi
nel polverone del litigio politichese, ma può essere comunque utile
tentare un ragionamento sulla base dei dati oggettivi.
Assai peloso è innanzitutto ostentare "scandalo" per le ipotizzate 3.000
tonnellate di rifiuti in arrivo dalla Campania, in un inceneritore che
di norma brucia circa 350.000 (trecentocinquantamila) tonnellate anno di
rifiuti speciali ed urbani camuffati da Cdr (combustibile derivato dai
rifiuti), per lo più importati da fuori provincia.
Per fare l’esempio del 2006, sulla base di dati forniti dalla Provincia,
sono state importate circa 25.000 (venticinquemila) tonnellate di
rifiuti urbani, sotto forma di Cdr, ovvero qualcosa di molto simile alle
"ecoballe" campane, e circa 100.000 tonnellate di pulper di cartiera,
rifiuti speciali, formati prevalentemente da plastiche, contaminati da
metalli e intrisi di cloro, insieme ad altre centinaia di migliaia di
tonnellate di rifiuti speciali vari, tra cui fanghi da depurazione (di
biomasse in senso proprio neppure un chilo).
Addirittura nel 2002 si bruciarono 1.189 tonnellate di rifiuti urbani
"tal quale" di provenienza extra provinciale senza che nessuno facesse
una piega.
La favola, poi, che la terza linea brucerebbe rifiuti "buoni",
ingannevolmente definiti biomasse, è smentita dalle concentrazioni di
inquinanti nelle emissioni (diossine, Pcb, metalli tossici, ossidi di
azoto, precursori delle micidiali polveri ultrafini) sostanzialmente
analoghe per le tre linee (si veda il Rapporto Otu 2004-2005, sul sito
del Comune).
Serietà, dunque, imporrebbe ai politici, della nuova e della vecchia
maggioranza, di spiegare perché si dice no a 3.000 tonnellate di rifiuti
campani, e invece sì all’importazione ogni anno di decine di migliaia di
rifiuti urbani travestiti da Cdr e di centinaia di migliaia di rifiuti
speciali (tra cui il pulper, inquinante forse più delle ecoballe
campane). Ma la coerenza in politica è ormai un optional, si sa.
Dunque, allora dobbiamo prenderci anche i rifiuti dalla Campania? Ma
nemmeno per sogno. E per ben altre e sostanziali ragioni di quelle
contorte fin qui messe in campo. Il problema vero, che tutti fingono di
ignorare, è che sciaguratamente Brescia, unica città al mondo, si è
dotata di un inceneritore-mostro, di dimensioni tre-cinque volte
superiori al "fabbisogno" (ammesso e non concesso che sia necessario
incenerire i rifiuti, ma questa è un’altra storia).
Quindi, anche aumentando all’inverosimile la produzione dei rifiuti
urbani e vanificando la raccolta differenziata, non si riescono a
mandare all’inceneritore più di 450.000 tonnellate circa di rifiuti
urbani provinciali (più della quantità di dieci anni fa, a dimostrazione
del fallimento della raccolta differenziata a Brescia). Ma
l’inceneritore ne "deve" bruciare 800.000 tonnellate all’anno, per cui
si "devono" importare quasi altrettanti rifiuti da fuori provincia.
Orbene, finché l’inceneritore Asm ha goduto della manna dei Cip6 (circa
60 milioni di euro all’anno di denaro pubblico concessi con la
"finzione" che i rifiuti sarebbero energie rinnovabili), era conveniente
importare anche rifiuti speciali, pur essendo questi a libero mercato:
gli speciali, (ovvero le ingannevoli "biomasse") hanno un costo per Asm,
a differenza degli urbani che rappresentano un ricavo già al
conferimento (grazie alla tassa indebitamente imposta ai cittadini).
Ora, però, i Cip6 si stanno esaurendo e far funzionare metà inceneritore
solo con gli speciali diventa diseconomico.
Le 3.000 tonnellate dei rifiuti da Napoli in questo contesto hanno
senso, dunque, come un primo "assaggio" per verificare la reattività
della società bresciana, cioè se ancora una volta è disposta a subire le
condizioni imposte da Asm, così come è sempre avvenuto in passato.
Di per sé, quelle 3.000 tonnellate sarebbero irrilevanti, sia per
Brescia (come si è detto sopra), sia per la Campania (dove le dimensioni
dell’emergenza viaggiano sui milioni di tonnellate). Ma, appunto,
rappresentano la breccia per tutto il resto (anche dopo l’entrata in
funzione di Acerra, per smaltire le montagne di ecoballe accumulate).
Un business enorme per Asm-A2A, che, non a caso, ha reso disponibili i
propri due inceneritori, gli unici candidati ai rifiuti campani rispetto
ai 13 impianti operanti in Lombardia.
Per questa ragione bisogna dire di no ai rifiuti campani e,
coerentemente, porre subito il problema del ridimensionamento
dell’inceneritore di Brescia a due linee e quindi ad una sola linea,
bloccando qualsiasi importazione di rifiuti da fuori provincia (sia
urbani travestiti da Cdr ovvero "ecoballe", sia speciali) e riducendo
drasticamente i rifiuti urbani da smaltire, con una raccolta
differenziata di qualità "porta a porta" e con tariffa premiante i
cittadini virtuosi.
Mercoledì 16 luglio 2008
Marino Ruzzenenti, "Cittadini per il riciclaggio", Brescia

Inserita da Guido il 25-07-2008 {views} letture - stampa

<< Torna indietro

Content Management Powered by CuteNews

 

 

 

 

Associazione A Tutto Compost - email: atuttocompost@lillinet.org - web design by marcomunari.it
A Tutto Compost aderisce al nodo cremonese della Rete di Lilliput

(

simple hit counter
visitatori da febbraio 2005 )